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Se la democrazia diventa inutile

domenica 3 aprile 2011 | Categoria: Politica

Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum indetto, domenica prossima, a Vicenza dall’amministrazione comunale, per consultare i cittadini sull’uso dell’area dove è prevista la costruzione di una nuova base Usa. Non una consultazione deliberativa, perché si tratta di una scelta che poggia su negoziati internazionali. Ma un modo per permettere alla popolazione di esprimersi su una decisione che è destinata a produrre effetti rilevanti sulla realtà locale: dal punto di vista dell’ambiente, del territorio, della viabilità, della sicurezza.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che si tratta di un esercizio “inutile”, perché si applica a un obiettivo “irrealizzabile”. E ha, per questo, bloccato l’iniziativa, tre giorni prima dello svolgimento. Contraddicendo, così, il pronunciamento del Tar, che, al contrario due settimane fa, aveva considerato legittima la consultazione.

Così, Vicenza diventa un caso esemplare, nella sua specificità. Una città dove lo Stato decide che i cittadini non “devono” pronunciarsi, secondo procedure istituzionali, perché, comunque, è stato già deciso. Peraltro, è difficile che, in questo caso, si levino voci indignate, a livello nazionale. (ad eccezione dei “soliti” esponenti della sinistra radicale). Perché su questa materia l’accordo è bipartisan.

La scelta della nuova base Usa nasce, cinque anni fa, da un accordo informale fra Berlusconi e le autorità americane, approvata dall’amministrazione di Vicenza del tempo e coltivata in gran segreto per anni. Così, a doverla gestire è stato il governo Prodi, che, dopo qualche resistenza e molte perplessità, ha, infine, concesso la base agli Usa, nel gennaio 2007. In nome dei buoni rapporti con l’alleato più influente, a livello internazionale. Dunque, destra, sinistra e centro d’accordo. Senza se e senza ma. Cioè: senza ascoltare i cittadini. Senza neppure preoccuparsi di vedere il luogo, il contesto, le condizioni.

Nessun leader politico del centrodestra e del centrosinistra che sia venuto a Vicenza a confrontarsi, a spiegare le ragioni della scelta. Nessun ministro che, negli ultimi due anni, abbia avuto il coraggio di avvicinarsi alla città, per timore di venire fischiato e contestato. Oggi che i fischi e le contestazioni fanno male all’immagine.

Solo il presidente Napolitano, di recente, si è recato a Vicenza. E ha pronunciato parole prudenti ma, in fondo, sagge, esortando affinché la difesa degli interessi locali avvenga nel rispetto di quelli nazionali. Senza, però, negare il diritto dei cittadini a esprimersi. Mentre il Consiglio di Stato ha decretato che il referendum è inutile. La stessa posizione espressa, in modo aperto, dal ministro La Russa. E dai leader di centrodestra. Dal presidente della Regione, Galan. Senza che, peraltro, si siano levate voci dissonanti dal centrosinistra. Né dal Pd né dall’Idv di Antonio di Pietro. D’altra parte, lo stesso Berlusconi, nelle scorse settimane, aveva inviato al sindaco di Vicenza una lettera per invitarlo a desistere. Il referendum è inutile: non fatelo. Tutti d’accordo, da sinistra a destra. Da Roma a Venezia.

Qui, però, non si tratta più del merito: la costruzione di una “nuova” base Usa (non dell’allargamento di quella pre-esistente, come erroneamente si dice) alle porte della città. Ma della possibilità dei cittadini di esprimersi attraverso un referendum. (come ritiene giusto oltre il 60% dei vicentini, interpellati in un sondaggio condotto da Demetra la settimana scorsa).

Il Consiglio di Stato (come le principali forze politiche nazionali) ha negato questa possibilità perché “ha per oggetto un auspicio irrealizzabile… su cui si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità competenti”. Sostenendo, in questo modo, che l’utilità della democrazia si misura solo a partire dal suo “rendimento” concreto; dall’efficacia dei risultati. (Se così fosse, non si spiegherebbe perché, per quanto faticosamente, regga ancora nel nostro paese).

Come se la democrazia fosse un utensile per realizzare “prodotti” pubblici. Un sistema e un metodo per decidere, come un’impresa qualsiasi (proprio oggi che il mercato non sembra più di moda). Dimenticando che la democrazia ha valore in sé. E’ un valore in sé. Le procedure mediante cui si realizza “servono” come fonte di legittimazione perché garantiscono riconoscimento alle istituzioni e consenso alle autorità.

La democrazia “serve” perché istituzionalizza il dissenso sociale, perché sostituisce la mediazione e la partecipazione allo scontro. La democrazia diretta, peraltro, offre un sostegno importante alla democrazia rappresentativa. Nel caso concreto, la prospettiva del referendum ha incanalato i comitati e i movimenti contrari alla base americana dentro alle logiche e alle regole del confronto istituzionale. Ha istituzionalizzato il dissenso. Ha isolato e estromesso le frange più estreme e le tentazioni violente.

Due anni di opposizione, manifestazioni e proteste su un terreno così critico si sono svolte senza incidenti, senza strappi. D’altronde, e non a caso, il movimento “No dal Molin” ha partecipato alle elezioni comunali dello scorso aprile, dove ha eletto una rappresentante. Accettando, così, il gioco della democrazia. Trasferendo il confronto dalla piazza alle sedi istituzionali. Sostituendo – e preferendo – la logica della rappresentanza a quella dello scontro.

Per la stessa ragione, il referendum avrebbe offerto all’amministrazione comunale e, in primo luogo, al sindaco Variati uno strumento per “governare” il malessere e le tensioni sociali. Perché, qualsiasi ne fosse stato l’esito, avrebbe ottenuto una delega a “negoziare”. Anche se non vi fosse stato nulla di negoziabile – come accusa il Consiglio di Stato (la cui fiducia nel potere della partecipazione, dunque, della democrazia “sostanziale” appare assai fragile). In quel caso, avrebbe pagato lui, il sindaco, insieme all’amministrazione il prezzo di aver generato aspettative deluse. Ora, invece, la città si ritrova muta. Costretta al silenzio. Perché si è sancito, semplicemente, che, in alcuni casi, in questo caso, nel “suo” caso, la “democrazia è inutile”. Che la partecipazione non serve. Che l’ascolto è un vizio. Che è meglio decidere ignorando il dissenso. Dichiarando preventivamente “illegittima” la semplice possibilità di farlo emergere.

Ma la democrazia ha una funzione terapeutica, prima che pratica e strumentale. Serve a curare la frustrazione nei rapporti sociali e politici. A evitare che degeneri.

Quando diventa inutile allora è lecito avere paura.

(1 ottobre 2008)

La famiglia…una risorsa per la comunità

giovedì 17 dicembre 2009 | Categoria: Politica

In.movimentoperSchio propone un ordine del giorno in consiglio comunale

In.MovimentoperSchio, prendendo spunto anche dall’ incontro con don Antonio Sciortino ha deciso di presentare un “ordine del giorno” in consiglio comunale per proporre un piano organico per la famiglia.

Perché una commissione per la famiglia? Perché riteniamo che la crisi attuale imponga di ripensare secondo un’ottica nuova gli interventi di politiche sociali: dobbiamo adottare l’ottica della famiglia, e superare la logica degli interventi per settori (politiche per gli anziani, politiche per i giovani…). La famiglia d’altra parte si occupa dell’anziano come del bambino, sostiene il figlio che studia e aiuta chi non ha più o non ha ancora un lavoro… non sceglie per scompartimenti stagni. Da sempre infatti, e oggi soprattutto, non solo la famiglia è il primo, indispensabile ammortizzatore sociale, ma è anche uno straordinario garante di coesione sociale, e si dimostra un eccezionale generatore di bene comune. Scegliamo per questo il punto di vista della famiglia e aggiorniamo il nostro welfare comunale.
Una politica amministrativa che adotti un piano di misure finalmente organico a sostegno della famiglia, ci pare infatti lungimirante. Altre amministrazioni hanno già fatto un percorso simile.
E la Commissione consiliare ci pare poi uno strumento ottimale per affrontare una questione senz’altro complessa come questa, perché permette un proficuo coinvolgimento sia delle energie rappresentate in Consiglio comunale sia delle tante sensibilità che compongono la nostra comunità scledense.
E un anno di lavoro, di approfondimento e di confronti e proposte, può essere stimolo per dare respiro anche al dibattito politico cittadino.

Pietro Veronese

Qui il nostro “ordine del giorno”

proposta_odg_inmovimentoperschio

Il programma

martedì 26 maggio 2009 | Categoria: Politica, Programma

Clicca e scarica il programma di in.movimentoperSchio:

• PROGRAMMA (PDF)

Alcune priorità del programma

sabato 28 marzo 2009 | Categoria: Politica, Programma

1) Per le famiglie

Definizione e realizzazione di un “Piano Famiglia” che preveda un potenziamento dei servizi e un abbattimento dei costi che esse oggi devono sostenere (trasporto, mensa scolastica, sport, asili nido e servizi per l’infanzia…) ed aiuti per chi si trova, a causa della crisi attuale, in serie difficoltà economiche.

2) Per la cultura e la formazione

Realizzazione del Centro servizi, la struttura nevralgica del Campus, per assicurare ai nostri giovani un’offerta formativa di qualità, integrare così le risorse di scuola, territorio e mondo del lavoro ed offrire nel contempo innovative opportunità culturali e ricreative.

3) Viabilità e mobilità

Per superare l’attuale situazione critica del traffico a Schio, impegno a portare a termine quanto prima l’iter per la variante ss46 in destra Leogra; revisione delle cosiddette “isole ambientali”; riprogettazione e potenziamento, d’intesa con i comuni limitrofi, del sistema di Trasporto Pubblico Locale.

4) Ambiente e territorio

Ricerca e sperimentazione di sistemi di smaltimento dei rifiuti che possano offrire nel medio/lungo periodo un’ alternativa valida all’utilizzo dell’inceneritore.
Politiche ambientali integrate (iniziative per ridurre i rifiuti e incentivare il recupero e il riciclo, i consumi “consapevoli”, trasporti), che coinvolgano i cittadini, le associazioni, il mondo della scuola e della cultura, il sistema produttivo e dei servizi, in una logica di “sostenibilità”.
Superamento dell’attuale sistema di raccolta “porta a porta” con moderni container interrati (per il centro storico) ed una migliore offerta di isole ecologiche.
Particolare attenzione per le esigenze di coloro che risiedono nelle aree del Tretto e di Monte Magrè, veri “tutori” del nostro paesaggio collinare e montano: investire su queste aree significa investire sulla qualità della vita di tutta la nostra comunità.

5) Sicurezza

Istituzione del “Vigile nel quartiere” , per un controllo migliore e sistematico del territorio, ma anche per tessere una nuova “solidarietà fra cittadini”: una “sentinella” che si relaziona con chi abita nel quartiere, perché ci sta per tutto il tempo del suo servizio e perché sa ascoltare.

6) Partecipazione

Potenziamento del ruolo dei Consigli di Quartiere secondo i principi della sussidiarietà e del bilancio partecipativo, al fine di offrire ai cittadini la possibilità di una reale partecipazione, la conoscenza dei servizi e delle opportunità offerte dall’amministrazione ed accrescere la consapevolezza dei propri diritti.
Definito con chiarezza l’ambito possibile dei loro interventi, si dovrà dotare i Consigli di quartiere di un autonomo e più significativo bilancio, così che possano rispondere in tempi brevi alle esigenze più concrete dei cittadini.